IL CARNEVALE TORNA AL GALOPPO!

Il Carnevale di Roma può vantare una tradizione unica al mondo.

Jean Francois Pignon

www.carnevale.roma.it

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Comunicato stampa Carnevale Romano

Alizee Froment

Manlio Fani

Lancieri di Montebello

Hasta Luego

Umberto Scotti

Gianluca Coppetta

Pasquale Beretta

Franco Ariano

Andrea Giovannini

Già nell’Antica Roma, a dicembre, la festa dei Saturnali consisteva in una sospensione dei ritmi e delle forme inter-personali della vita normale; un periodo in cui veniva sovvertito l’ordine sociale e si dava libero sfogo a mascheramenti e scherzi. Il Cristianesimo, poi, trasformerà tali feste nel Carnevale modernamente inteso: feste sfrenate che permettono, solo per un breve periodo dell’anno, ciò che di li’ a breve verrà nuovamente vietato. L’origine stessa del termine indica l’approssimarsi della festa cristiana della Quaresima: carnem levare, “non mangiare carne”, quindi non cedere ai piaceri per prepararsi alla penitenza ed al digiuno.

Ma è a partire dal 1500 che Roma acquista un’importanza unica nel panorama europeo per i festeggiamenti del Carnevale. Giostre, corse e battaglie hanno luogo nel Centro della città; persone di ogni ceto sociale, mascherate, partecipano ai festeggiamenti; affittano posti a sedere lungo la Via Lata, ove le famiglie nobili della città mostrano le proprie splendide carrozze, gettando confetti e fiori a romani e forestieri accorsi per l’occasione; tutti i balconi della via sono gremiti ed ornati di drappi broccati e la via brulica di arlecchini, pulcinella e maschere di ogni tipo. Il gran frastuono e l’enorme bagarre venivano interrotti da spari a salve che segnalavano il momento più atteso: la Corsa dei Berberi. Le carrozze sparivano e il popolo cercava di farsi da parte allineandosi lungo i palazzi al passaggio di un drappello di cavalleggeri che aveva il compito di aprire la via. I destrieri pronti alla corsa, tenuti dai loro barbareschi, rappresentavano le famiglie nobili del tempo che si sfidavano in questa violenta corsa di cavalli scossi che partiva da Piazza del Popolo ed arrivava fino all’attuale Piazza Venezia. Al segnale di partenza, i barbareschi lasciavano i cavalli frementi, muniti solo di una piccola testiera di riconoscimento. Le grida della gente, le punture degli spilli inseriti in palle di pece attaccate alla groppa dei poveri animali, la competizione innata dei predati in fuga, la stessa conformazione della strada concorrevano ad uno stato di enorme eccitazione per uomini e cavalli oltre che a numerosi incidenti. L’arrivo a Piazza Venezia e la “cattura” dei cavalli scossi, intimoriti e per nulla propensi a fermarsi di fronte ai barbareschi sono ricordati come momenti estremamente spettacolari per una folla vogliosa di emozioni forti. La corsa negli anni diviene un appuntamento da non mancare per la nobiltà europea e così importante nella vita della città e per i romani da cambiare il nome della strada in Via del Corso. Goethe ben metteva in evidenza la natura spontanea, voluta e popolare della festa: “Il Carnevale di Roma non è una festa che si offre al popolo ma bensì una festa che il popolo offre a sé stessa”.

Il martedì grasso, poi, nobili e plebei si riunivano ancora per darsi battaglia nella festa dei “moccoletti”: ognuno con la sua candela in mano a tentare di spegnere quella del vicino e difendere la propria. Con lo spegnimento dei moccoletti, anche il Carnevale andava a sopirsi. Le feste di Carnevale a Roma resistettero anche ai periodi più moralizzatori della Chiesa e raggiunsero il loro apogeo nel XVII e XVIII secolo, fino ad esaurirsi con l’arrivo di Roma Capitale nel 1871. Durante tanti secoli, la storia di Roma ed il carattere dei Papi regnanti potrebbero essere riletti analizzando i loro carnevali, la loro capacità di essere permissivi e dare libero sfogo – ma per breve tempo! – alla pulsioni passionali della città o reprimere e vietare i festeggiamenti.

Ma l’Italia del Rinascimento fu anche culla dell’arte equestre mondiale con le Scuole di Napoli, Ferrara, Padova e la corte papale . Da un punto di vista letterario, basti pensare che gli unici trattati equestri anteriori a quelli del 1500 dei Maestri italiani Fiaschi, Pignatelli, e Grisone sono il trattato di Kikkuli dei Mitanni, scritto con caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla circa 1500 anni prima di Cristo, e il Perì Ippikès e l’Ipparchicòs di Senofonte, scritti circa 450 anni prima di Cristo. La cosiddetta “Arte degli Italiani” portava presso le corti della penisola insegnanti e giovani nobili europei che avrebbero esportato l’arte equestre nelle accademie, ancora oggi esistenti e brillantissime, di Austria, Francia, Germania, Inghilterra, Scandinavia e, in parte, di Spagna e Portogallo.

La volontà di riappropriarci di questi due grandi eventi, sepolti nella memoria quanto così fortemente connaturati alla storia della Città Eterna, ci ha condotto per mano nell’elaborazione del programma dei festeggiamenti. E’ bastato far sì che organizzassimo la manifestazione in modo tale da mantenere inalterato il rapporto del Carnevale con i suoi luoghi storici nella città e soprattutto col cavallo, ma nella sua forma più alta: l’arte equestre, appunto, rivista e spettacolarizzata nelle forme del XXI secolo.

On. Federico Mollicone - Presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma - Presidente Comitato Organizzatore Carnevale di Roma

Lo Stage di Jean Francois Pignon

Comunicato stampa

I Grandi Eventi, Spettacoli e Manifestazioni Equestri del Carnevale romano
dal 6 al 16 febbraio, in piazza del Popolo

 

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